Le cinque donne d’oro del pharma

28 giugno, 2018 nessun commento


Donne e uomini hanno raggiunto una sostanziale parità nel mondo del lifescience, ma la presenza femminile all’interno dei consigli di amministrazione delle aziende è ancora a macchia di leopardo. Questo aspetto è stato segnalato da un recente rapporto del Massachusetts Biotechnology Council e della società Liftstream. L’ampio divario, sebbene ridotto negli ultimi anni, persiste ancora: le donne occupano solo un quarto di tutti i posti apicali e meno del 15% è presente nei consigli di amministrazione. Quando raggiungono il vertice, le donne sono pagate in generale molto meno rispetto agli uomini. Ma ci sono delle importanti eccezioni. Nel 2017, Sandra Peterson, presidente mondiale del gruppo Johnson & Johnson, è stata la dirigente più pagata con un compenso di 17,18 milioni di dollari. Praticamente la stessa cifra che Teva ha erogato al nuovo CEO Kåre Schult (17,03 mln di dollari), che ha cominciato la sua attività lo scorso novembre. Remunerazioni ancora molto distanti dai 47,46 milioni di dollari incassati da Leonard Schleifer, presidente e CEO di Regeneron. Emma Walmsley, CEO di GlaxoSmithKline, nel 2017 ha portato a casa circa 6,53 milioni di dollari.

Ma ecco, cifra per cifra, la top five 2017.

1. Sandra Peterson
Presidente mondiale del gruppo Johnson & Johnson
Compensi 2017: 17,18 milioni di dollari

Sandra Peterson è attualmente Group Worldwide Chair di Johnson & Johnson, responsabile consumer health e medical device, settori che hanno totalizzato oltre 40 miliardi di dollari di profitti. Prima di entrare a far parte di J & J nel dicembre 2012, Peterson è stata presidente e CEO di Bayer CropScience.

2. Martine Rothblatt
CEO, United Therapeutics
Compenso 2017: 16,48 milioni di dollari

Martine Rothblatt non è sempre stata una dirigente biopharma. In passato è stata avvocato specializzato in regolamentazione satellitare e ha co-fondato Sirius Satellite Radio e WorldSpace. Pochi anni dopo la malattia (ipertensione polmonare) di Jenesis, sua figlia, usò parte della cifra raccolta dall’IPO di Sirius per fondare United Therapeutics.

Il compenso di Rothblatt per il 2017 è stato di 16,48 milioni di dollari, in crescita del 6,8% rispetto ai 15,42 milioni di dollari nel 2016, e più della metà di quello che ha guadagnato nel 2013 e 2014.

3. Laura Schumacher
VP di AbbVie
Compensi 2017: 14,98 milioni di dollari

Laureata alla facoltà di Legge dell’Università del Wisconsin-Madison, Laura Schumacher è responsabile del legal di AbbVie e delle relazioni esterne. È stata in Abbott per quasi 30 anni, azienda nella quale è entrata nel 1990 come avvocato interno e, prima dello spin-off, ha ricoperto il ruolo di  EVP. Schumacher ha incassato quasi 15 milioni di dollari nel 2017, con un aumento dell’82% rispetto al 2016.

4. Heather Bresch
CEO, Mylan
Compensi 2017: 12,74 milioni di dollari

Figlia dell’ex governatore della West Virginia e attuale senatore degli Stati Uniti Joe Manchin, Heather Bresch è in Mylan dal 1992 e nel 2012 diventando la prima donna CEO di un’aziend biopharma. Ha supervisionato l’integrazione dell’acquisizione da parte di Mylan dell’indiana Matrix Laboratories e del settore dei generici di Merck KGaA.Il suo compenso di 12,74 milioni nel 2017 è stata tuttavia inferiore ai 13,78 milioni di dollari ottenuti nel 2016.

5. Maria Teresa Hilado
Ex CFO, Allergan
Compensi 2017: 10,76 milioni di dollari

Tessa Hilado ha annunciato la sua decisione di andarsene da Allergan lo scorso settembre e ha ufficialmente lasciato l’azienda a febbraio. Nel 2017 ha guadagnato 10,76 milioni in termini di retribuzione totale, quasi otto volte di più rispetto agli 1,26 milioni di dollari del 2016. Parte della cifra è costituita dalla liquidazione di 2,5 milioni di dollari. In confronto, il CCO Bill Meury ha guadagnato circa 11 milioni, mentre il CEO Brent Saunders ha incassato 82,8 milioni. Hilado è arrivata in Allergan a dicembre 2014 con una chiara missione. Dirigente finanziario esperto con precedenti esperienze in PepsiCo, Schering-Plough e General Motors, Hilado ha supervisionato la fusione di Actavis-Allergan e la successiva vendita per 40,5 miliardi di dollari a Teva.

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