Antitumorali: combo Opdivo (BMS)-candidato Infinity per tumori testa e collo

11 novembre, 2016 nessun commento


Opdivo, l’inibitore PD-1 di Bristol-Myers Squibb, uno dei farmaci su cui l’azienda americana sta puntando di più, sarà testato in associazione con un altro farmaco antitumorale, IPI-549, un inibitore della fosfoinositide 3-chinasi (PI3K), prodotto da Infinity Pharmaceuticals. Infinity sta attualmente sperimentando il suo farmaco in regime terapeutico da solo, in un trial clinico di fase I volto a valutare il dosaggio più opportuno in pazienti con tumori solidi in stato avanzato. Parallelamente, l’azienda americana sta lavorando per testare su una nuova coorte di pazienti il suo farmaco in associazione ad Opdivo. Questo per dimostrare che IPI-549 può aumentare l’efficacia del farmaco di BMS, trattenendo i macrofagi nel tessuto tumorale.

L’idea che IPI-549 possa essere complementare per meccanismo d’azione si è fatta strada sin da quando Infinity ha reso pubblici i primi dati pre-clinici, a settembre del 2015. Tuttavia, l’accordo tra BMS e Infinity è recente. Tra gli obiettivi dell’accordo, c’è la valutazione del trattamento nel tumore di testa e collo a cellule squamose (SCCHN). Assieme a questi ultimi pazienti, saranno studiati i malati di carcinoma polmonare non a piccole cellule e di melanoma, una volta terminata la fase di studio della dose. Secondo Infinity, le tre indicazioni rappresentano il 17% dei nuovi casi di tumore negli USA. E con questa sperimentazione BMS avrà una chance in più di dimostrare la superiorità del suo farmaco su Keytruda (Merck). IPI-549 si unisce a lirilumab, la molecola di Innate Pharma testata sempre in associazione con Opdivo. Ma mentre per la partnership con Innat BMS ha investito 35 milioni di dollari, nell’accordo con Infinity non ci sarebbero riferimenti a pagamenti. Ma anche così, l’accordo rappresenta una buona notizia per l’azienda biotech americana, che ha passato un anno difficile, dopo che AbbVie, a giugno, si era tirata fuori da un patto da 805 milioni di dollari per la molecola duvelisib, poi ripresa gratuitamente da Verastem.

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